Letizia
Come posso perdonarmi quello che ti ho fatto,
quando predico ogni ora, senza posa, che sto male,
quando penso solo a me, e dimenti distratto
che tu esisti e mi vuoi bene, troppo tardi ormai, non vale
ripararsi dietro fatti inesistenti,
dietro a storie deludenti
nonostante gli insistenti tentativi di cambiare
resto uguale, c’è chi dice non è tale
il mutamento da scambiarti per un altro.
Che mi frega, il tuo parere è più importante
e l’ho scordato, mi vergogno, sono stato
un imbecille, ma così poi non va bene,
voglio dire, che dimostro se
mi insulto e non ti ascolto, proprio niente.
Prendo atto, allora, taccio
come avrei dovuto fare tante volte.
Stare zitto ed imparare la lezione,
imparare ad ascoltare,
ricordando che chi ama riesce sempre a perdonare
anche chi sbaglia cento volte.
Quanto costa l’ho capito,
ti ringrazio
all’infinito.
Notte prima degli esami
Una fredda pugnalata
che attraversa chi ha sognato
e che ha visto il realizzarsi
di visioni e desidèri,
tutto quello che aspettava
è già arrivato
sotto casa è pronto al volo
un aeroplano che da solo
dove va,
dove va senza un pilota.
Senza rotta, senza storia
si alza e viaggia, dentro
nella mia memoria.
Un mondo vuoto, pieno d’aria,
qualche fatto, ogni tanto,
per il resto solo noia,
che svanisce in quell’istante
in cui una luce tutta nuova
mi colpisce, poi ancora,
con la forza del pensiero
con la forza di quegli occhi
dove il cielo incontra il nero
della notte e lo dipinge con le stelle
sopra un mare di speranza,
senza alcuna resistenza mi ci lascio trasportare,
tanto so la verità, resto in parte ad aspettare.
Aspettare di capire
di riuscire ad accettare
che il destino vuole altro
che la mia felicità.
Più ne passa più mi chiedo
se sia giusto, così prego
che finisca, ma va avanti ormai da mesi,
cosa credi? Che mi pesi?
So che tu non mi conosci,
vedi solo il mio alter-ego,
non capisci? Beh, ti spiego:
cosa provo l’ho nascosto
e sappi che sono quello che provo
e se stai leggendo hai scoperto il mio mondo
diresti che forse è qualcosa di nuovo
se tu mi vedessi, davvero, che cosa faresti?
Ci passo le notti a pensarlo, che cosa vorresti
che fossi, ma è troppo impossibile.
Anche sorridere.
Più facile ripetersi,
più bello che riperdersi
dopo essere scappati
verso un semplice miraggio
nel deserto. Abbandonàti.
Ho problemi un po’ a spiegarmi,
per non dire dichiararmi,
che vuoi farci, avrò diritto ad aspettarmi quel caffè?
Forse sì, ma non adesso:
non è giusto, non è il tempo.
So perché.
Ma questa notte io penso a te
ed è lo stesso se non mi chiami,
io questa notte vorrei solo te,
la notte prima
degli esami.
Così te ne vai
Non volare via
non lasciare che rimanga
con me
solo il tuo profumo.
La tua mano, nella mia
mai c’è stata e mai sarà
più come prima.
Così te ne vai
così come tutti fanno ormai
non sento più nulla
non cerco una colpa.
Ora cerco un senso
per passare il tempo
mentre ti ripenso
una risata divertita mi riporta indietro
alla realtà.
E poche parole mi bastano
per chiederti ancora una volta se è giusto
ma se non ti ricordi che esisto è difficile.
Così te ne vai
così come tutti fanno ormai
non sento più nulla
non cerco una colpa.
Togli quella maschera
Togli quella maschera,
lasciati guardare,
lasciati colpire dalla luce,
dalle accuse di chi scopre
che non sei quello che vuole.
Togli quella maschera
e paga col dolore.