Poesia monografica

30 Aprile 2007 at 10:41 am (Poesie)

Poesia monografica,
tematica magnifica,
che chiamo crisi mistica
da quando inizio a scriverla.

Mi trascino a fatica fra la folla
di farfalle visionarie,
sono donne variopinte -è primavera-
e le storie sono tante,
chiuso in classe le cancello un solo istante
per lasciare spazio a un angelo danzante.

Mi si secca la penna cercando di descriverti,
cercando di riscriverti a mio modo;
che dire, sei un’immagine mutabile
di te ricordo solo
altri ricordi e non è male,
tra discorsi, parole, che riempiranno pagine
quel giorno che riemersi
oscureranno cieli tersi,
dove il sol cinereo
che rotolando esplora
il tuo sguardo divertito,
che lette queste righe dice:
“No, non sei impazzito”.

Si è quasi perso il soggetto ,
e il tuo poeta maledetto
resta fuori stanco, su un divano a riposare;
ogni tentativo è vano di scacciare le zanzare
con la penna, che dovrebbe ferire
molto più della spada
ma se spegni la luce, non trovo più la strada.

Nel buio penso a te, non cancello un solo istante,
e rimane ancora spazio per un angelo danzante.

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Vai, vai

17 Aprile 2007 at 2:08 pm (Poesie)

A volte pensi che sia tutto semplice, pianificato,
hai delle aspettative, pensi che sia ormai scontato
scongiurare cose che sai devono succedere
e viene da chiedere a chi ti sta di fianco,
il compagno di banco,
se è normale che ad un tratto
chi ti ama prenda e parta senza dire,
senza scrivere due righe, senza quasi salutare
senza piangere o lasciare che altri piangano
sparire.
Senza ragione apparente, la situazione non mente:
il motivo te lo porti via lontano, sparendo fra la gente
che popola questa stazione
di una città invisibile
in una nazione che non vuoi,
perché lo so dove vai,
però non so come mai
e ancora mi chiedo, sai,
se quello che hai non ti è bastato
se qualcosa è stato tralasciato;
ma il dato di fatto è un altro, forse io ho sbagliato.
Scusa, come dire

Vai, vai, non guardarti indietro
verso l’infinito e oltre vola
a 500 all’ora con il treno che non sai
dove ti porta ma poi scendi e trovi
sempre un’altra porta aperta.

Tu così hai voltato pagina,
forse un po’ distrattamente,
non sai quanto mi dispiace la tua assenza
solo immagina chi sente nostalgia per un parente,
e questo non è niente,
quando in mente mi si accende
un sinistro pensiero, perché so essere vero
quanto sono insufficiente; così poco presente
che comprendo il tuo tacere.
Non ho il coraggio di pretedere
risposte a quesiti troppo grandi,
enigmi che fan danni,
anche tu vai, dopo tutti questi anni.
Almeno prova a ricordarmi che ti dico

Vai, vai, non guardarti indietro
verso l’infinito e oltre vola
a 500 all’ora con il treno che non sai
dove ti porta ma poi scendi e trovi
sempre un’altra porta aperta.

Vai, vai.

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