Ancòra
Ogni giorno da quel giorno l’ho contato
e so che ormai non ti ricordi più di me.
Cos’hai perso per strada e che cosa hai lasciato
non vuoi sapere, e volti pagina, macché.
Non hai neppure scritto una riga, una parola,
ma ti trovo cambiata lo stesso,
sarà un’impressione, come ti vedo adesso
sei meglio o un po’ peggio di quella
che ho visto per caso, sei mesi, tre giorni, quattro ore fa.
Mentre mi faccio le domande più assurde,
mentre piego il tempo col pensiero
mentre vedo le onde musicali
che ti avvolgono, ti portano più in alto
ti cerco in cielo, no, non sei lì.
Sei andata con un altro, com’è brutto da dire,
suona troppo scontato, non sa di dolore
e vergogna che provo per me.
[continua]
Le prime certezze
Soffocato da noia e indifferenza cerco uscita.
Una via di fuga da questa sofferenza
che, banale, comunque mi fa male.
Cerco uscita, cerco un cenno,
cerco di pensarti meglio, ma che scemo,
non ci riesco.
C’è qualcosa che mi ferma, ed incatena
la matita, senza forza, senza senso.
C’è qualcosa che non voglio, ma che è vero,
non mi vuoi.
In affitto
Quanto cosa una testa nuova,
vorrei averne una in affitto
che non mi permetto di spendere ancora
da quando sono morto trafitto
da un nastro d’argento.
Vedo quell’attimo tornare ogni ora
di esser così, no, non mi pento
e se passa il tempo il mio stato peggiora.
AAA cercasi testa in affitto.
Per dirti grazie
Quando mi manca il respiro,
quando non resta che il pianto,
mi sento accecato dal vuoto
che l’ignota di turno ha creato.
Mi volto, ti vedo e ti sento,
ritorno, distrutto e mi ascolti paziente.
Sopporti e poi ridi, ci vedo di nuovo,
dimentico un attimo, spengo la mente.
Per dirti grazie non ci vuole niente,
ma non ce la faccio,
per me è inesistente
il numero primo
per dirti “se vivo
è anche per te”.
Ultimo appello
Mi affaccio alla finestra, e vedo scorrere la luce
delle vite parallele di altra gente,
penso a te.
Per un attimo distratta da un’immagine,
così lontano, immobile, rimani lì impassibile
non sai che penso a te.
Di questo non mi importa perché so che non ti importa
cosa sono e faccio adesso, me la hai chiusa tu la porta
in faccia e perso ogni coraggio torno a casa,
Dove resto qualche ora nel silenzio freddo e nero
sai, non mi sembrava vero, che tu avessi detto sì.
Non voglio essere insistente,
ne abbiamo già parlato,
e lo so perfettamente
tutto quello che è ormai stato.
Io ti prego solamente:
non provare a cancellarmi,
tanto sai che è troppo tardi.
Invisibile
No, non mi sento più invincibile,
non sono mai stata irraggiungibile,
con le tue mani mi hai sentito il cuore
che ancora rimpiange quel piacere
ma sono invisibile.
Stamattina sono uscita, bella come sempre
dicon tutti, ma non ci credo, mai
vestita come han detto che ti piaccio,
ma non coi credo, anzi mi sento stupida lo sai.
Sai che fra mille persone ci sono anch’io
e perché tu non mi vedi anche lo sai.
Due risate in tre minuti è tutto quello che mi dai,
da due anni a questa parte non capisco cosa vuoi;
perché ogni sguardo in più
diventa silenzio fra di noi,
e come in sogno tu
mi stringi forte più che puoi…
Ma sono invisibile,
no, non mi seno più invincibile,
non sono mai stata irraggiungibile
con le tue mani mi hai sentito il cuore
che ancora rimpiange quel piacere.
Ma sono invisibile
ai tuoi occhi vorrei baciare
come tutto il resto di te stesso,
non riesco a parlare,
e non mi vedi e non mi senti
come posso fare
ho detto quello che ho potuto…
Ma sono invisibile.
Capirai
Tu mi guardi ed ho capito,
già sono in ginocchio, spento.
Sembro in piedi, pronto, attento,
apri bocca e mi hai colpito.
Colpito, non ferito, resisto disperato
mentre inizia a essere chiaro che mi sono immaginato
tutto quanto
ma poi dici non è vero.
Era un sì,
sembrava anche sincero
e lo era, tu confermi,
ti soffermi su un particolare
di me stesso che non so notare.
Le emozioni e l’infinito che cominciano a girare
resto fermo, controllato, mi verrebbe da gridare.
Non ti rendi conto
che a questo punto
mi hai ferito, trapassato, sfracellato,
ma nascondo questo male col sorriso un po’ forzato,
e inizio
a spiegare che farò anche cose strane
come questa,
come vivere o morire,
come prendere o lasciare,
come offendere o tradire,
devo proprio continuare?
Forse è solo l’emozione
che mi strappa in quattro parti
come i fogli dei disegni dei miei sogni
tra le lacrime le li vedo soffocati.
Resta la disperazione,
fingere una comprensione
è sbagliato,
in ogni caso la mia è vera
sai che sono navigato.
Se mi obblighi a nuotare io lo faccio,
se mi obblighi a volare apro le braccia
e poi mi butto
anche se so che non mi prendi
e lo so che non ti offendi
se continuo a dilungarmi
in una brutta lamentela,
senza voglia di aiutarmi.
Non mi resta che tacere tutto il resto
ho capito, è troppo presto.
Ti ringrazio tanto quanto ti dispiace,
per due giorni che mi hai dato,
così belli, nel sole e nella pace.
E qualcuno poi mi ha detto:
“Spiega tutto anche chi tace”.
Quindi muto me ne vado,
ti saluto
e te ne vai.
Forse a te resta una rosa,
a me nulla,
capirai.
Paura di un no
Tante illustri voci ne hanno già parlato
quindi cosa si può dire che non nasca sfigurato
nel silenzio mi nascondo, mi vergogno, mi incoraggio
tento, tremo e poi,
affondo.
Piove sugli amanti indesiderati, e non solo nei film.
Fretta
Come leggere fra le righe, quello che è già scritto dentro.
Come puoi voler sapere, se ti dico che non centro
in questa storia, troppo lunga per me,
che egoista che mi sento.
Dici che è meglio che io cambi,
e di certo avrai ragione
dammi tempo per pensarci,
per pesare ogni mia azione.
Gira in fretta, la lancetta.
Per Elena
Non ti preoccupare, sono solo quattro note
che ti voglio dedicare, rime incatenate semplici
due a due come le lacrime
che vengono da critiche e rifiuti, non giustificati,
momenti brutti e delicati, ma comunque ricordàti,
che diventano invisibili
in un attimo scompari e sorridendo tu mi salvi.
Non pensare di scappare o di ignorarmi
perché tanto è troppo tardi
non provare a lamentarti o spaventarmi
con la solita scusa,
che ti senti confusa.
Stasera solo tu sei la mia musa.
Resta qui, vicino a me,
senza dire nulla che va bene,
basta che mi guardi e poi sorridi,
son felice, troppo semplice.
Tanti dicono che ho una dote,
per me sono soltanto
parole vuote, senza senso
ma da quando ti penso hanno un significato
e qualcuno poi mi ha detto: “Non sentirti indeguato”.
Ora ci credo un po’ di più,
mi vedo meglio, guardo avanti, e qua davanti ci sei tu.
In mezzo poi ci sono dei problemi,
ma non ti preoccupare
avrò 5 in matematica
e ce la posso fare grazie
a una risposta che non viene da me,
ce l’hai tu la soluzione, dilla ad alta voce e
lasciami immaginare, lasciami un attimo sognare
ti prego fammi credere che ti va bene
solo per un altro istante, poi ti dovrò chiedere,
la verità.
Resta qui, vicino a me,
senza dire nulla che va bene,
basta che mi guardi e poi sorridi,
son felice, troppo semplice.
La verità, nessuno sa che cosa sia
da tanto la si può confondere con la follia
ti chiedo dimmi, che cosa senti
cosa vorresti, che ti facessi.
Fosse anche niente lo farei per compiacerti,
perché sei troppo importante,
ormai già troppo grande
sei l’unica realtà nel mio piccolo mondo,
se te ne andassi mi uccideresti in un secondo.
Ti prego non lo fare, non costringermi a ricominciare
da quella, da quella scena sempre e solo quella,
anche perché stasera, sei veramente bella.